ART DESIGN - FUORI SALONE 2012

ART DESIGN – FUORI SALONE 2012

Inaugurazione: giovedì 19 aprile, cocktail ore 19 - 22

Galleria Antonio Battaglia  Via Ciovasso 5  Milano

 

La Galleria Antonio Battaglia è lieta di inaugurare in occasione del Salone Internazionale del Mobile, la mostra Art Design, con i designer Antonio Cagianelli e Luca Sacchetti, in collaborazione con le Edizioni Galleria Colombari.

Antonio Cagianelli presenta la serie dei tavolini Dada con la sua famosa sedia Diabolique in plexiglass rosso e lo sgabello Trans-rap-vital, una ceramica in gres, edizione limitata 1/20 del 2010.

In mostra la Chaise Long di Luca Sacchetti dal titolo The kiss, opera unica del 2006-2008, insieme alla poltrona, Il castello addormentato, in metacrilato effetto ghiaccio, opera numerata, 1/24 esemplari sempre del 2010.

Antonio Cagianelli,vive tra Milano e Parigi,come ha scritto di lui Pierre Restany “è un poeta che ha scelto di esprimersi in forma tridimensionale”. Il suo lavoro attraversa culture e linguaggi con riferimenti alle culture Rap e Hip hop, ma anche alle Vanitas della pittura fiamminga, al surrealismo, alla letteratura underground. Dal 1994 collabora con la galleria parigina Clara Scremini e con le Edizioni Galleria Colombari di Milano. Suoi partners industriali sono Alessi, Daum, Lampe, Berger, Arcade.

Luca Sacchettiènato a Roma nel 1962, vive a Milano. Art Director per la sua agenzia Star Factory che seguirà fino al 2004, anno in cui presenta a Milano la sua prima collezione di art design, Dreams che sarà poi esposta a Parigi, Londra e San Francisco. Luca Sacchetti attinge per le sue creazioni dal mondo delle fiabe e dell’onirico, trasformando in oggetto situazioni di “quotidiana originalità”. Le sue sculture luminose Le Baiser, A cry in the city of Tokyo e The forest of thorns, fanno parte ora della collezione d’arte della Fondazione CRT di Torino.

Un confronto tra l’arte contemporanea e il design, in un dialogo sempre più vivo tra artisti e designer, con opere selezionate per l’occasione:

Franco Angeli - Remo Bianco - Renata Boero - Maria V. Giacobbe

Armando Marrocco - Nicola Salvatore - Mario Schifano

 

 

dal 19 aprile al 5 maggio

 orario d’apertura 15.30 - 19.30

Press Office - staff@galleriaantoniobattaglia.com – tel. +39 02 36514048

ORO
La Galleria Antonio Battaglia, martedì ha inugurato una preziosa collettiva con opere selezionate per l’occasione, di  undici artisti contemporanei, diversi tra loro, con il comune denominatore dell’utilizzo dell’oro, simbolo dell’eleganza, della purezza e dell’opulenza.
Patrizia Atti - Renata Boero - Paolo Brenzini - Cch - Vincenza Giacobbe
Armando Marrocco - Enzo Rovella - Nicola Salvatore
Michelangelo Salvatore - Daniela Severi - Aldo Spoldi
Patrizia Atti, espone una serie di quadri 50 x 50, tra i suoi soggetti prediletti delle rose bianche e i monocromi oro.
I cromogrammi di Renata Boero, una ricerca dell’artista sul “materiale cromatico” composto da colori vegetali e naturali, in mostra lavori recenti della serie germinazione e libri’n box.
L’installazione Requiem Photos del 1997 di Paolo Brenzini, specchi antichi acidati in foglia d’oro. I traffici di armi di CCh; le sculture - gioiello di Vincenza Giacobbe, Nuove nascite, dove la materia si modifica tra forme libere e modulari nell’oro e nell’argento.
Gli intrecci oro degli anni ʼ60 di Armando Marrocco, lavori significativi del periodo dell’arte programmata a Milano. I paesaggi astratti di Enzo Rovella con la serie dei Colors in oro ; le balene di Nicola Salvatore, soggetto iconico carico di magia, che lʼartista elabora da sempre in diverse modalità tra pittura e scultura; nel lavoro di Michelangelo Salvatore convivono genuinità e ingenuità grazie ad un tratto spontaneo ed essenziale.
Daniela Severi presenta i suoi personalissimi Giardini immaginari ricostruendo dei luoghi poetici, surreali e ironici, creando delle composizioni di assoluta eleganza e semplicità nellʼaccostare un baobab, unʼacacia fucsia, zucche dorate e piccoli animali su basi oro o specchianti; Aldo Spoldi con il Ritratto di Gualtiero Marchesi con piatto d’oro, l’artista lavora da sempre su una sorta di mosaici di immagini narrative e sintetizzate da colori vivaci ottenuti da campiture precise e uniformi di natura Pop.
La mostra proseguirà fino al 24 dicembre con i seguenti orari: da martedì a domenica 10, 30 - 14 / 15 - 20
GALLERIA ANTONIO BATTAGLIA
Via Ciovasso 5 20121 Milano
T/F +39 0236514048 - info@galleriaantoniobattaglia.com

ORO

La Galleria Antonio Battaglia, martedì ha inugurato una preziosa collettiva con opere selezionate per l’occasione, di  undici artisti contemporanei, diversi tra loro, con il comune denominatore dell’utilizzo dell’oro, simbolo dell’eleganza, della purezza e dell’opulenza.

Patrizia Atti - Renata Boero - Paolo Brenzini - Cch - Vincenza Giacobbe

Armando Marrocco - Enzo Rovella - Nicola Salvatore

Michelangelo Salvatore - Daniela Severi - Aldo Spoldi

Patrizia Atti, espone una serie di quadri 50 x 50, tra i suoi soggetti prediletti delle rose bianche e i monocromi oro.

I cromogrammi di Renata Boero, una ricerca dell’artista sul “materiale cromatico” composto da colori vegetali e naturali, in mostra lavori recenti della serie germinazione e libri’n box.

L’installazione Requiem Photos del 1997 di Paolo Brenzini, specchi antichi acidati in foglia d’oro. I traffici di armi di CCh; le sculture - gioiello di Vincenza Giacobbe, Nuove nascite, dove la materia si modifica tra forme libere e modulari nell’oro e nell’argento.

Gli intrecci oro degli anni ʼ60 di Armando Marrocco, lavori significativi del periodo dell’arte programmata a Milano. I paesaggi astratti di Enzo Rovella con la serie dei Colors in oro ; le balene di Nicola Salvatore, soggetto iconico carico di magia, che lʼartista elabora da sempre in diverse modalità tra pittura e scultura; nel lavoro di Michelangelo Salvatore convivono genuinità e ingenuità grazie ad un tratto spontaneo ed essenziale.

Daniela Severi presenta i suoi personalissimi Giardini immaginari ricostruendo dei luoghi poetici, surreali e ironici, creando delle composizioni di assoluta eleganza e semplicità nellʼaccostare un baobab, unʼacacia fucsia, zucche dorate e piccoli animali su basi oro o specchianti; Aldo Spoldi con il Ritratto di Gualtiero Marchesi con piatto d’oro, l’artista lavora da sempre su una sorta di mosaici di immagini narrative e sintetizzate da colori vivaci ottenuti da campiture precise e uniformi di natura Pop.

La mostra proseguirà fino al 24 dicembre con i seguenti orari: da martedì a domenica 10, 30 - 14 / 15 - 20

GALLERIA ANTONIO BATTAGLIA

Via Ciovasso 5 20121 Milano

T/F +39 0236514048 - info@galleriaantoniobattaglia.com

Universo, 2010, acrilico su tela, cm 185 x 185

Ecco  il  senso e il sortilegio di una pittura che raccoglie pulsioni  inconsce,  abbandoni emotivi, pensieri astratti, e tutto combina in un  razionale  progetto. Una pittura che, nel contesto di una sintassi  astratta, si  avvale di un ordito segnico spazialmente scadenzato da un  ritmo  germinativo, e della potenza espressiva ed evocativa del colore,  che  conosce anche eteree tonalità cromatiche che conducono ad un sereno   lirismo, conquistato dopo il tempo del dramma. In questo spazio, che   sembra moltiplicarsi all’infinito, l’originaria gestualità si raffredda e   si congela in uno schema di libertà in cui, affrancate dalla geometria   euclidea e sottratte alla legge di gravità, galleggiano forme in   costante metamorfosi e, al contempo, in continua iterazione, secondo uno   sviluppo che rimanda alla geometria e all’arte frattale teorizzata da   Kerry Mitchell. Ma qui non c’è bisogno dell’ausilio del computer   grafico, perché l’assemblaggio avviene tutto nella mente dell’artista.   Negli “Universi di Rovella”, infatti, ogni segno e ogni calibratura di   colore è, al tempo stesso, ciò che genera e ciò da cui è generato: è   davvero un atto creativo.

Universo, 2010, acrilico su tela, cm 185 x 185

Ecco il senso e il sortilegio di una pittura che raccoglie pulsioni inconsce, abbandoni emotivi, pensieri astratti, e tutto combina in un razionale progetto. Una pittura che, nel contesto di una sintassi astratta, si avvale di un ordito segnico spazialmente scadenzato da un ritmo germinativo, e della potenza espressiva ed evocativa del colore, che conosce anche eteree tonalità cromatiche che conducono ad un sereno lirismo, conquistato dopo il tempo del dramma. In questo spazio, che sembra moltiplicarsi all’infinito, l’originaria gestualità si raffredda e si congela in uno schema di libertà in cui, affrancate dalla geometria euclidea e sottratte alla legge di gravità, galleggiano forme in costante metamorfosi e, al contempo, in continua iterazione, secondo uno sviluppo che rimanda alla geometria e all’arte frattale teorizzata da Kerry Mitchell. Ma qui non c’è bisogno dell’ausilio del computer grafico, perché l’assemblaggio avviene tutto nella mente dell’artista. Negli “Universi di Rovella”, infatti, ogni segno e ogni calibratura di colore è, al tempo stesso, ciò che genera e ciò da cui è generato: è davvero un atto creativo.

Astronomy, 2010, tecnica mista su tela, cm 60 x 60

Per  operare il suo solitario “breakthrough”, che è davvero  oltrepassamento  di una soglia, transito dal “qui” all‘“altrove” (e  ritorno), svolta e  conquista, cioè per realizzare e creare le sognate  (ma reali, perché  viste) “partiture visionarie”, l’artista non solo  mette a profitto la  precedente ricerca (“Contaminazioni”, “Landscapes”,  ” Black Screen”,  mentre, con “Astronomy”, sembra indicare il  successivo percorso) in una  coerente evoluzione e si inserisce in una  illustre tradizione pittorica,  ma si alimenta a diverse fonti,  sfiorando la cosmologia, l’astronomia,  la biologia, la filosofia  quantistica, la logica frattale: tutto, per  questo straordinario  esploratore di mondi, diventa occasione per nuove  invenzioni di forme,  colori e procedimenti che ridefiniscono  l’immaginario umano,  individuale e collettivo.

Astronomy, 2010, tecnica mista su tela, cm 60 x 60

Per operare il suo solitario “breakthrough”, che è davvero oltrepassamento di una soglia, transito dal “qui” all‘“altrove” (e ritorno), svolta e conquista, cioè per realizzare e creare le sognate (ma reali, perché viste) “partiture visionarie”, l’artista non solo mette a profitto la precedente ricerca (“Contaminazioni”, “Landscapes”, ” Black Screen”, mentre, con “Astronomy”, sembra indicare il successivo percorso) in una coerente evoluzione e si inserisce in una illustre tradizione pittorica, ma si alimenta a diverse fonti, sfiorando la cosmologia, l’astronomia, la biologia, la filosofia quantistica, la logica frattale: tutto, per questo straordinario esploratore di mondi, diventa occasione per nuove invenzioni di forme, colori e procedimenti che ridefiniscono l’immaginario umano, individuale e collettivo.

Astronomy, 2010, tecnica mista su tela, cm 30 x 30

L’artista sembra mosso dal folle e razionale progetto  degli utopisti,  bambini o visionari che siano, sognatori di mondi  immaginari, o anche  dalle sofisticate teorie degli scienziati della  meccanica quantistica.  Ed eccolo, allora, in compagnia di Philip K. Dick  o di David Deutsch, e  di tutti gli inventori di “nuove dimensioni” che  si sono cimentati nel  cinema, nella letteratura, nei videogiochi: da  Lewis Carroll a James  Wong; da Isaac Asimov a David Lynch; da Jorge Luis  Borges a Stephen  King; da Michel Crichton a Satosho Tajiri; da Riccardo  Deias a Maurits  Escher, l’incisore olandese che esplorava l’infinito  con costruzioni  impossibili, mescolando logica e fantasia. 

Astronomy, 2010, tecnica mista su tela, cm 30 x 30

L’artista sembra mosso dal folle e razionale progetto degli utopisti, bambini o visionari che siano, sognatori di mondi immaginari, o anche dalle sofisticate teorie degli scienziati della meccanica quantistica. Ed eccolo, allora, in compagnia di Philip K. Dick o di David Deutsch, e di tutti gli inventori di “nuove dimensioni” che si sono cimentati nel cinema, nella letteratura, nei videogiochi: da Lewis Carroll a James Wong; da Isaac Asimov a David Lynch; da Jorge Luis Borges a Stephen King; da Michel Crichton a Satosho Tajiri; da Riccardo Deias a Maurits Escher, l’incisore olandese che esplorava l’infinito con costruzioni impossibili, mescolando logica e fantasia. 

Diario di bordo 12, 2006, tecnica mista su tela, cm 110x110

Diario di bordo 12, 2006, tecnica mista su tela, cm 110x110

9 Tranci, 2010,  legno e alluminio, cm 200 x 49 x 68

9 Tranci, 2010,  legno e alluminio, cm 200 x 49 x 68

A basso voltaggio, 2008, acrilico e smalto su tela, cm 100 x 100
Le immagini si sviluppano dove le città incontra la campagna o il nulla, che non è ancora stato costruito, addomesticato ed esplorato. E’ il vuoto che sgomenta  e appassiona, che affascina con il suo enigmatico ed ipnotico. Spesso nel mezzo di un cielo stellato di kantiana memoria.
In un intervista fatta da Vera Agosti l’artista dichiara infatti che le sue opere sottointendano anche una riflessione filosofica.
“L’impronta filosofica è fondamentale, poichè l’arte è pensiero. Mi interessa il discorso sul mondo kantiano, la dicotomia tra ragione e istinto…  Nei miei quadri riservo un grande spazio per il cielo e anche questo significa voler andare verso l’alto e lo spirito; ricerco l’energia pura, intesa come energia di luce.”

A basso voltaggio, 2008, acrilico e smalto su tela, cm 100 x 100

Le immagini si sviluppano dove le città incontra la campagna o il nulla, che non è ancora stato costruito, addomesticato ed esplorato. E’ il vuoto che sgomenta  e appassiona, che affascina con il suo enigmatico ed ipnotico. Spesso nel mezzo di un cielo stellato di kantiana memoria.

In un intervista fatta da Vera Agosti l’artista dichiara infatti che le sue opere sottointendano anche una riflessione filosofica.

L’impronta filosofica è fondamentale, poichè l’arte è pensiero. Mi interessa il discorso sul mondo kantiano, la dicotomia tra ragione e istinto…  Nei miei quadri riservo un grande spazio per il cielo e anche questo significa voler andare verso l’alto e lo spirito; ricerco l’energia pura, intesa come energia di luce.”

Francesco Correggia

Francesco Correggia ha dipinto una serie di paesaggi di cielo. I vari passaggi di colore, all’interno di un quadro e, come risultato finale, in relazione agli altri quadri, formano e, nello stesso tempo, rappresentano il rapporto spaziale tra il cielo e la terra.
Una caratteristica di questi paesaggi di cielo è quella di recare delle “frasi” incise in maniera visibile sulla superficie del dipinto. Ogni quandro di Correggia espone una frase che si ascrive all’immagine del cielo come un frammento.
Il lettering di Correggia non ha alcuna qualità tecnologica o a stampa. Le parole sono scritte con voluta incertezza quasi a rivendicarne il carattere “fatto a mano”

BIOGRAFIA

Francesco Correggia è nato a Catanzaro nel 1950. Vive e lavora a Milano.

Dal 1985 è docente di Decorazione e di Problemi Espressivi del Contemporaneo all’Accademia di Belle Arti di Brera dove è anche membro del Consiglio Accademico.

Viene dall’arte concettuale e dalle performances degli anni Settanta e Ottanta.

Tra le altre ha esposto alla XLV Biennale di Venezia (1993), al Palazzo della Permanente di Milano (1994), alla XII Quadriennale di Roma (1966), al Palazzo Reale di Milano (1999), Nuove Sinestesie, Galleria del Premio Suzzara, Suzzara, Mantova (2008) e a Détournement, Venise, 53a Esposizione Internazionale d’Arte, Biennale di Venezia (2009). E’ in preparazione un’ importante mostra al MAON- Museo d’ Arte dell’Otto e Novecento di Rende, a cura di Tonino Sicoli, che raccoglierà il percorso pittorico dell’artista a partire dagli anni settanta fino alle opere più recenti.

Oggi, 2009, acrilico su tela, cm 50x50

Oggi, 2009, acrilico su tela, cm 50x50