Universo, 2010, acrilico su tela, cm 185 x 185
Ecco il senso e il sortilegio di una pittura che raccoglie pulsioni inconsce, abbandoni emotivi, pensieri astratti, e tutto combina in un razionale progetto. Una pittura che, nel contesto di una sintassi astratta, si avvale di un ordito segnico spazialmente scadenzato da un ritmo germinativo, e della potenza espressiva ed evocativa del colore, che conosce anche eteree tonalità cromatiche che conducono ad un sereno lirismo, conquistato dopo il tempo del dramma. In questo spazio, che sembra moltiplicarsi all’infinito, l’originaria gestualità si raffredda e si congela in uno schema di libertà in cui, affrancate dalla geometria euclidea e sottratte alla legge di gravità, galleggiano forme in costante metamorfosi e, al contempo, in continua iterazione, secondo uno sviluppo che rimanda alla geometria e all’arte frattale teorizzata da Kerry Mitchell. Ma qui non c’è bisogno dell’ausilio del computer grafico, perché l’assemblaggio avviene tutto nella mente dell’artista. Negli “Universi di Rovella”, infatti, ogni segno e ogni calibratura di colore è, al tempo stesso, ciò che genera e ciò da cui è generato: è davvero un atto creativo.

